mercoledì 17 ottobre 2007

RADIORADICALE: tutte le puntate di In Panchina Vacci Tu

Qui tutte le puntate precedenti di In Panchina Vacci tu, trasmissione a cura di Valeria Manieri

http://www.radioradicale.it/rubrica/183


Tieni l'orecchio a Radio Radicale, perchè va in onda random...ma c'è sempre!!!

Nelle puntate precedenti:

21 settembre 2007:
Conduce: Valeria Manieri.
Ospiti in studio:
Cinzia Dato (deputata Rosa nel Pugno)
Donatella Poretti (deputata Rosa nel Pugno)

Collegamenti telefonici con:
Rossella Canevari e Virginia Fiume, autrici di Voglio un mondo rosa shokking

27 settembre:

conduce Valeria Manieri
Ospiti in studio:
Angela Padrone, vice caporedattore centrale de "Il Messaggero" e autrice del libro
Maria Leddi Maiola (deputata L'Ulivo)

interviste per strada da Milano: Virginia Fiume

8 ottobre

intervista di Valeria Manieri al Ministro per le politiche comunitarie Emma Bonino

12 ottobre
Intervista di Valeria Manieri a Fiorella Kostoris e Teresa Arm
osino





RASSEGNA STAMPA- CURIOSITA': le donne costrette a essere cattive?

Articolo tratto da:

Corriere della Sera 13 ottobre 2007


Come ve lo immaginate il cattivo
di una grande multinazionale con grandi colpe? Bè, immaginatela cattiva. Una cattiva ben vestita, sfiancata dalla fatica di far carriera, in ansia per il nuovo incarico di potere. E terrorizzata quando capisce che il lavoro sporco tocca a lei. Donne così, cattive per forza, in Occidente ce sono sempre di più; il loro ritratto geniale/estremo e il loro peggiore incubo lo si vede da una settimana in un film, Michael Clayton di Tony Gilroy. L’antagonista di George Clooney-Clayton è il nuovo capo dell’ufficio legale della U/North, multinazionale chimico-biotech: Karen Crowder, interpretata da Tilda Swinton; bravissima nel mostrarsi, nella sua ambizione, insicura e imbranata.

Tilda Swinton in Michael Clayton
Karen-Tilda pensa di farcela grazie alla preparazione ossessiva e allo stile di lavoro garbatamente secchione. Rapidamente scopre che deve fare di più e di peggio. Deve essere lei, non il presidente che se la porta sempre dietro come superbadante-factotum, a trattare con gli addetti (ufficialmente inesistenti) alle attività illegali della multinazionale: intercettazioni, pedinamenti e omicidi. Deve essere lei, chiamata di corsa dal cupo Verne, a parlare con lui in mezzo a una strada di notte; a decidere cosa fare dell’avvocato impazzito con in mano il rapporto che prova come centinaia di agricoltori siano morti di cancro per un diserbante della U/North. E a tremare di paura nel cappotto di cammello quando Verne le chiede: «Va bene cosa? Va bene ho capito o va bene procedo?». E a rispondere «va bene proceda», e il giorno dopo l’avvocato è morto. E qualche giorno dopo, siamo al cinema, finisce male lei.
All’uscita del cinema in quanto sala, intanto, capitano discussioni da mondo alla rovescia. Maschi neanche politicamente corretti a commentare «certo che film misogino, che cliché di donna in carriera sola e maniacale pronta a ordinare omicidi pur di conservare un po’ di potere». E femmine tutt’altro che casalinghe, magari con gran lavori, magari come Tilda-Karen workaholic e singole, a replicare «no, è tutto vero, più vero del vero. L’angoscia nel rendersi conto di dover fare porcherie, e poi il ritrovarsi a farle. Quella potrei essere io, anzi fino all’omicidio no, non potrei essere io, ma qualche mia amica forse sì». Sì perché le donne sono diventate cattive? O perché diventano importanti solo le donne cattive? Oppure perché, per diventare importanti, le donne devono accettare ruoli da cattiva? Sono gli unici (importanti) che a loro offrono, spesso, sostengono alcuni studiosi. Dicono che c’è ancora, ma un po’ meno spesso, il buon vecchio glass ceiling: il soffitto di vetro, che, invisibile maimpenetrabile, blocca le carriere femminili. Ora si porta il glass cliff, il burrone di vetro. Le donne vengono promosse; ma promosse ai posti di responsabilità più rognosi e rischiosi. A rischio di perdita della reputazione, e di fallimento.
Il termine glass cliff è stato inventato da un gruppo di ricercatori dell’università di Exeter, in Inghilterra, coordinati dagli psicologi Michelle Ryan e Alex Haslam (lo studio si può leggere su Internet, il sito si chiama ovviamente The Glass Cliff). Comparando risultati di aziende e settori di aziende e presenza di capi donna, il gruppo di Exeter ha concluso che «alle donne vengono dati molto più spesso che agli uomini incarichi manageriali in settori con basse performances» se non in situazioni critiche. Così, «alle donne dirigenti succede molto più spesso di trovarsi sull’orlo di un burrone di vetro che ai dirigenti uomini; per questo le loro posizioni di leadership sono più rischiose e precarie».
Ma le accettano lo stesso: «Succede perché le donne hanno ancora tante difficoltà ad arrivare in cima. E quando gli viene offerto un ruolo manageriale colgono l’opportunità, per quanto possa essere un ruolo difficile. Gli uomini hanno più scelta ». Mentre le cattivissime ragazze capo diventano tali causa opzioni scarse: accettano posti rischiosi pensando «quando mi ricapita un’occasione del genere, potrebbe essere la prima e l’ultima per provare quanto sono brava». E allora dicono di sì, e vengono regolarmente complimentate con frasi come «Però, è una bella sfida» (lo dicono aTilda Swinton nel film, è capitato amolte di noi; Tilda Swinton risponde con più grazia di molte di noi perché si è preparata prima). Anche perché, ha spiegato Ryan in un’intervista al Guardian, quando una donna accetta un posto rischioso non può contare su grandi appoggi; molto meno degli uomini con posti simili, sicuramente (sarà anche questo un luogo comune, ma a Exeter ci hanno fatto degli studi).
Succede nel mondo anglosassone, succede nei film, ora succede anche in Italia, alle volte. Se si chiede (anonimamente) a donne con ruoli importanti arrivano risposte come: «Altro che. L’ultima è di questi giorni, mi son sentita dire "vabbé, ci sono un po’ di errori nel bilancio, vedi un po’ tu cosa puoi fare". Ora sto rivedendo il bilancio, e se non quadra la colpa èmia». Oppure: «Sì, Michael Clayton l’ho visto, e Tilda Swinton mi è piaciuta. Maora vorrei un film in cui ha la stessa parte, è cattiva sul serio, e invece di fare per forza la mandante di killer manda i killer ad ammazzare il presidente. Il mio? No, alla fine gli voglio bene, è che sono troppo buona». Come parecchie nuove cattive, effettivamente.


Maria Laura Rodotà

lunedì 15 ottobre 2007

HANNO SOTTOSCRITTO L'APPELLO

Hanno sottoscritto l'appello (QUESTO APPELLO!!!)

senatrice e premio Nobel Rita Levi Montalcini,

Cinzia Dato(Rosa nel Pugno),

Maria Leddi Maiola (L'Ulivo),

Maria Teresa Armosino (Forza Italia, già Sottosegretario al Ministero dell'economia e delle finanze nel Governo Berlusconi),

Jole Santelli (Forza Italia),

Donatella Poretti ( Rosa nel Pugno),

la Professoressa ed economista Fiorella Kostoris ,

Angela Padrone vice caporedattore centrale de Il Messaggero,

José Rallo, imprenditrice Donnafugata,

la comica Luciana Littizzetto

Amministratore Delegato di Italia Lavoro Natale Forlani

Marilisa D'Amico, professoressa di Diritto Costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano

venerdì 12 ottobre 2007

1987...che differenza c'è?

20 ANNI FA.
ASCOLTATE...E PROVATE A DIRMI SE LE COSE SONO CAMBIATE...


la pensione a cinquant'anni??





IL DEBITO PUBBLICO



materiale pubblicato traendolo da www.radioradicale.it
www.youtube.com/radioradicale


PER FIRMARE L'APPELLO SULL'EQUIPARAZIONE DELL'ETA' PENSIONABILE TRA UOMINI E DONNE! FIRMA QUI

giovedì 4 ottobre 2007

L'APPELLO...UOMINI E DONNE FIRMATE

Noi, uomini e donne, siamo convinti che dalla diversità nasca la ricchezza, siamo consapevoli che nel nostro paese sia necessario creare condizioni per un cambiamento sociale ed economico per una vera evoluzione culturale e sessuale, che metta uomini e donne sullo stesso piano, lavorativo ma anche familiare;

noi siamo convinti che il termine “equiparare” non significhi fare finta che uomini e donne siano uguali, ma mettere tutti in condizione di giocare ogni partita culturale, sociale ed economica sul piano della meritocrazia;

noi, siamo consapevoli che le donne sono risorsa irrinunciabile per la crescita e lo sviluppo italiano, ma purtroppo sottoutilizzata dal Paese in campo lavorativo;

convinti della necessità di un patto intergenerazionale e tra i sessi per migliorare la qualità della vita, per non costringere le donne di oggi e di domani a un continuo barcamenarsi tra gestione della vita familiare e della vita professionale, che ad oggi obbliga le donne italiane a una grave disparità sia nel campo lavorativo che in regime pensionistico, dovuta ad anni di contribuzione insufficienti a causa di un ingresso tardivo nel mercato del lavoro e alle difficoltà di conciliazione della vita familiare e lavorativa;

forti della procedura d’infrazione avviata dalla Corte Europea che ricorda come in Italia la disparità retributiva tra uomini e donne si faccia ancora più pesante in tempi di riposo, oltre che nei periodi di attività lavorativa;

consapevoli dell’urgenza di riformare un welfare adeguato ai cambiamenti della società italiana che passi dalle parole equiparare, includere e innalzare;

noi chiediamo al Governo italiano e alle istituzioni di impegnarsi a garantire:

· Innalzamento ed equiparazione dell’età pensionabile di anzianità a 65 anni, per uomini e per donne

Vincolando le risorse derivate da questo provvedimento a:

· Aumento della spesa dedicata al welfare fino al 2,3% del PIL entro il 2010

· Offerta di asili nido per il 33% dei bambini entro il 2010

· Agevolazioni nelle rette per le famiglie a basso reddito e per le madri single

· Riduzioni fiscali alle donne per incentivare l’ingresso nel mondo del lavoro

· Voucher in busta paga per agevolare il pagamento di lavori per la cura della casa, baby sitting, assistenza ad anziani e disabili

· Incentivi alla creazione di nidi aziendali, anche attraverso incentivi alle imprese

· Più congedi di paternità, non cedibili

· Promozione della Banca delle Ore

· Promozione, rigorosamente bisex, dell’orario flessibile e del part time reversibile

· Collaborazione tra aziende, comuni e regioni per potenziamento asili nido, strutture sportive e culturali dopo scuola, servizi di cura e sostegno per anziani e disabili

· Formazione continua per le donne che rientrano dalla maternità

· Sostegno e incentivo all’imprenditorialità femminile con la continua applicazione della Legge 215/ 1992

Solo con l’applicazione di tutte queste condizioni si potrà superare insieme una discriminazione come quella dell’età pensionabile tra uomini e donne;

In attesa di un cambiamento politico e culturale che da qui può nascere,

sottoscriviamo e diamo forza a questo appello

LA MOZIONE PARLAMENTARE- Equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne. Politiche di inclusione sociale, crescita e sviluppo

(per l’armonizzazione della normativa interna a quella UE, riduzione del divario fra i generi in termini di prestazioni lavorative e pensionistiche e per incentivare l’incremento del tasso d’occupazione dei lavoratori più anziani)

MOZIONE

La Camera,

premesso che:

la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione (2005/2114) giunta ormai allo stadio di ricorso in Corte di Giustizia (causa C-46/07) per incompatibilità con il diritto comunitario, ed in particolare con il principio di parità retributiva fra uomini e donne, della normativa italiana che prevede età pensionabili diverse per uomini e donne, considerato anche che la maggioranza degli ordinamenti degli Stati membri dell’Unione europea prevedono un’identica età pensionabile per uomini e donne;

la procedura d’infrazione riguarda il regime previdenziale per i dipendenti pubblici. L’art. 5 d. lgs. N. 503/1992 e l’art. 2, par. 21, 1.n. 335/1995 dell’ordinamento italiano prevedono infatti un’età pensionabile di 60 anni per i dipendenti pubblici di sesso femminile e di 65 anni per i dipendenti pubblici di sesso maschile. Il Collegio dei Commissari ritiene che tale trattamento previsto dalla legge italiana sia in contrasto con l’ordinamento comunitario, in particolare con l’articolo 141 del Trattato CE che, nel primo comma, dispone che ciascuno Stato membro debba assicurare “l’applicazione della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore e nel secondo comma precisa che “per retribuzione si intende, a norma del presente articolo, il salario o trattamento normale di base o minimo e tutti gli altri vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura, dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell’impiego di quest’ultimo”. In effetti, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, le pensioni erogate dallo Stato agli ex dipendenti pubblici costituiscono”retribuzione” ai sensi dell’art.141 ogniqualvolta siano corrisposte esclusivamente in virtù di un rapporto di lavoro. Pertanto, tra uomini e donne che svolgano lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, non devono sussistere forme di trattamento meno favorevole anche rispetto alle pensioni di vecchiaia.

per preparare adeguatamente il passaggio a un’economia europea competitiva e dinamica è necessario, come è stato auspicato dal Consiglio europeo, “modernizzare il modello sociale europeo, investendo nelle persone e combattendo l’esclusione sociale”;

la strategia di Lisbona, elaborata dal Consiglio europeo nel marzo del 2000, impegna i paesi membri dell’Unione a raggiungere entro un decennio obiettivi che configurino un programma di crescita ambizioso attraverso riforme economiche, nuove politiche attive per l’inclusione sociale e la modernizzazione dei sistemi previdenziali;

per quanto riguarda il mercato del lavoro, la strategia di Lisbona ha indicato una serie di obiettivi tra cui “accrescere il tasso di occupazione attuale da una media del 61% a una percentuale che si avvicini il più possibile al 70% entro il 2010” e “aumentare il numero delle donne occupate dall’attuale media del 51% a una media superiore al 60% entro il 2010”;

la strategia di Lisbona se da una parte afferma che il modello di welfare europeo “con i suoi progrediti sistemi di protezione sociale, deve fornire un supporto alla trasformazione dell’economia della conoscenza”, dall’altra avverte che questi sistemi “devono essere adattati, nel contesto di uno stato sociale attivo per dimostrare che il lavoro “paga”, per garantire la loro sostenibilità dei sistemi pensionistici in contesti temporali diversi sino al 2020 e oltre, se necessario”;

la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 in materia di pari opportunità e parità di trattamento fra uomini e donne e in materia di occupazione e impiego richiama nell’articolo 9 il divieto di discriminazione retributiva, in particolare nel “stabilire limiti di età differenti per il collocamento a riposo”;

la più recente “Relazione congiunta sulla protezione sociale e l’inclusione sociale 2007” della Commissione europea elenca tra le priorità italiane quella di incrementare la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare, delle donne, dei giovani e degli anziani;

queste priorità possono essere soddisfatte, tenendo presente l’andamento demografico italiano ed europeo e il progressivo invecchiamento della popolazione, ritardando l’uscita dal lavoro per garantire la sostenibilità finanziaria del welfare e per assicurare prestazioni pensionistiche capaci di garantire livelli vita soddisfacenti e promuovendo una riforma universale del sistema degli ammortizzatori sociali essenziale per rendere più flessibile il mercato del lavoro;

la Commissione europea manifestava, infatti, una particolare preoccupazione sul tema delle pensioni in Italia affermando la necessità per il nostro Paese di “proseguire il processo destinato ad armonizzare l’effettiva età del pensionamento per gli uomini e le donne”, garantendo così una progressiva riduzione del divario fra i generi in termini di prestazioni pensionistiche e per incentivare l’incremento del tasso d’occupazione dei lavoratori più anziani;

in Italia, l’occupazione femminile, seppur in aumento, è ancora molto lontana dai livelli degli altri paesi europei e dall’obiettivo indicato dalla strategia di Lisbona. Bassa è, inoltre, la consapevolezza che la crescita e sviluppo del nostro paese e la compatibilità del sistema del welfare dipendono, in buona misura, dalla capacità che avremo di aumentare la qualità e la quantità dell'occupazione femminile e di ritardare l’uscita dal mondo del lavoro delle donne o di favorirne il reingresso;

i maggiori ostacoli all’ingresso, alla permanenza e alla crescita professionale delle donne nel mercato del lavoro sono costituiti dalla prevalenza di una cultura maschilista e da pregiudizi sessisti nel mercato del lavoro, dal modesto contributo degli uomini ai lavori domestici e alla cura dei bambini e degli anziani, dalla scarsa disponibilità di servizi che riducano i problemi di conciliazione fra lavoro e cura della famiglia delle lavoratrici, dalla poca attenzione delle imprese alla necessità di valorizzare e gestire le differenze di genere e dalle scarse risorse dedicate all’interno del welfare alla maternità, ai servizi per i bambini e al sostegno alle madri single;

per superare questi ostacoli occorre promuovere un complesso coordinato d’interventi da parte delle imprese, delle istituzioni centrali e locali, delle parti sociali e delle lavoratrici e dei lavoratori nonché intervenire sui fattori culturali che determinano in maniera significativa gli handicap sociali di cui è portatrice la donna che vuole entrare nel mondo del lavoro;

e considerato che:

la parificazione dell’età pensionabile tra uomini e donne determinerà un risparmio degli oneri previdenziali;

tale risparmio libera risorse parzialmente utilizzabili per sostenere le azioni di politica attiva a favore delle donne;

tale politica rientra comunque negli obiettivi di Lisbona, beneficiando del sostegno finanziario connesso all’utilizzo dei relativi strumenti;

le finalità dei molteplici interventi in tale campo convergono nell’obiettivo finale di migliorare la posizione complessiva delle donne nella società;

è possibile procedere ad una valutazione dei costi e dei risparmi derivanti dagli interventi proposti al fine di pervenire ad una combinazione più efficiente dell’azione complessiva di politica attiva a favore delle donne senza determinare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello stato

impegna il Governo:

a provvedere, prima della prevedibile condanna da parte della Corte di Giustizia, ad una armonizzazione del sistema pensionistico italiano e ad un adeguamento agli standard europei, equiparando l’età pensionabile tra uomini e donne e promuovendo politiche capaci di ritardare l’uscita dal mondo del lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori;

a potenziare, conformemente agli obiettivi dell’Agenda di Lisbona, le politiche attive per l’occupazione e per l’inclusione sociale e la modernizzazione dei sistemi previdenziali, con un particolare attenzione alla condizione femminile e alle discriminazione delle donne nel campo sociale e lavorativo;

a dar corso ad una vera riforma universale del welfare realizzabile anche con i fondi scaturenti dall’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne, auspicando un complessivo e progressivo aumento dell’età pensionabile;

a promuovere una serie di riforme e azioni politiche espresse nei seguenti 18 punti programmatici, conformi agli auspici comunitari e indispensabili per una crescita complessiva del nostro Paese;

a favorire Interventi strutturali dello Stato, in coordinamento con le Regioni e gli Enti locali, per le pari opportunità fra donne e uomini, per superare i pregiudizi contro le donne e gli ostacoli alla loro assunzione e per conciliare i diritti e i doveri di genitorialità e cura della famiglia con il diritto al lavoro e all’indipendenza economica;

1. Nel quadro di un progressivo aumento dell'età pensionabile, equiparare l’età pensionabile di donne e uomini, che tenga adeguatamente conto del livello dei mutamenti dell'aspettativa di vita;

2. Programmare l’aumento della spesa per il welfare dedicata all’assistenza sociale e al sostegno dei carichi familiari e del lavoro di cura sino ad almeno al 2,3% del Pil entro il 2010;

3. Monitorare, in modo vincolante e continuo, la realizzazione del Piano nazionale per i servizi socio-educativi previsto dalla Legge finanziaria per il 2007, per raggiungere l’obiettivo europeo di offrire un servizio di asilo nido, o equivalente secondo precisi standard pubblici di qualità del servizio, ad almeno il 33% dei bambini da uno a tre anni entro il 2010;

4. In connessione con il punto precedente, incentivare la diffusione degli asili nido aziendali, dei micro asili condominiali e delle imprese e delle organizzazioni non-profit di servizi socio-educativi (tagesmutter e simili);

5. Introdurre la riduzione delle rette o altre forme di facilitazione all’accesso ai servizi socio-educativi di cui al punto precedente per le famiglie a basso reddito e per le donne single;

6. Incentivare l’offerta di lavoro femminile con l’incremento dei sostegni già esistenti al reddito delle lavoratrici, soprattutto in entrata, anche attraverso riduzioni fiscali;

7. Attivare il lavoro occasionale di tipo accessorio per la cura della casa, dei bambini e degli anziani favorendo, anche con incentivi fiscali, l’ingresso dei voucher per il pagamento di questo tipo di lavori nella integrazione della retribuzione dei lavoratori;

8. Vincolare la concessione degli attuali incentivi alle imprese “family friendly” sulla base di parametri identificati e misurabili, quali:

a. pari rappresentazione dei sessi a tutti i livelli di mansione e di carriera e parità di retribuzione fra lavoratrici e lavoratori;

b. applicazione di forme flessibili di orario o di tecnologie di telelavoro per la conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi dedicati alla cura familiare;

c. costituzione di asili nido aziendali o di altre forme di servizi socio-educativi e di sostegno alla genitorialità interni all’azienda;

9. Liberalizzare gli orari di apertura degli esercizi commerciali e delle banche, anche nelle ore serali e nei giorni festivi.

10. Promozione dei permessi e dei congedi di paternità, anche attraverso incentivi e piani concordati con il singolo lavoratore e attraverso la trasformazione degli attuali congedi parentali in congedi di paternità non cedibili alle consorti, affinché la genitorialità diventi un valore di cui tutta la società si fa carico;

11. Generalizzazione e promozione dell’istituto contrattuale della Banca delle ore;

12. Promozione per entrambi i sessi dell’orario di lavoro flessibile in entrata e in uscita, personalizzato e del part time reversibile;

13. Promozione per entrambi i sessi del telelavoro, anche al 50% pomeridiano, nonché incentivazione di metodologie di ricerca di nuove forme alternative di lavoro non in presenza;

14. Diffusione dei voucher di conciliazione da utilizzare per i piccoli lavori domestici e di cura dei bambini, degli anziani e delle persone non autosufficienti;

15. Promozione del parternariato fra aziende, Comuni e Regioni per il potenziamento degli asili nido pubblici, delle strutture sportive e culturali dopo la scuola e dei servizi di cura e sostegno degli anziani, in particolare dei non autosufficienti, anche con l’utilizzo dei voucher;

16 Programmazione e progettazione di formazione continua anche in modalità e-learning assistita da technology tutor destinata a donne che rientrano dalla maternità o comunque che desiderino re-immettersi nel mercato del lavoro;

17 Promozione nelle aziende del “diversity” e “mobility management” ;

18 Rilanciare una strategia di sostegno e incentivo all’imprenditorialità femminile, che non disperda l’esperienza positiva dimostrata in anni di applicazione dalla legge 215/1992.

lunedì 1 ottobre 2007

In panchina vacci tu!



Care tutte e cari tutti,


questo blog nasce dall'esigenza di incardinare un dibattito sui temi dell'equiparazione dell'età pensionabile di uomini e donne e di una seria e lungimirante riforma del welfare.


Il nostro slogan è appunto "In pachina vacci tu!".

Un grido che racchiude i concetti di equiparazione, innalzamento dell'età pensionabile ma anche di inclusione sociale e crescita per il nostro Paese.


Sono passati più di trent’anni dalla rivoluzione sessuale. Qualcuno continua a combattere, ma tutto rotola nell’indifferenza. Quella stessa indifferenza che ha accolto la proposta di equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne avanzata dal Ministro Emma Bonino e da Radicali Italiani.


Qualcuno spesso ripete non a torto che per non essere “antipopolari” bisogna rischiare. E bisogna rischiare di usare non parole come “rivoluzione” sessuale, bensì un binomio più attuale e importante come il concetto di “evoluzione sociale”. Rischieremo ancora una volta l’impopolarità per non essere antipopolari, con questa battaglia fondamentale per il nostro Paese, per i diritti civili, per la giustizia sociale e per l’economia e la sostenibilità del nostro sistema.
Entriamo più nel merito della questione e cerchiamo di appassionare i più scettici che ritengono questa proposta particolarmente indigesta.

Se è vero che in Italia le donne hanno una disparità salariale in linea con gli altri paesi europei, partendo dall’assunto e da una suddivisione dei ruoli a nostro parere alquanto arbitraria che vede le donne dover guadagnare necessariamente meno degli uomini, è vero anche però che nel nostro paese le donne che lavorano sono ancora troppe poche rispetto alla media dell’Unione.
E’ altresì vero che le donne hanno una vita lavorativa assai più complessa per la mancanza di servizi sociali e di un welfare che le aiuti nella conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa: asili nido, part time, ammortizzatori sociali …

Ovviamente nel bel mezzo del nostro ragionamento, partiamo sempre dal presupposto che barcamenarsi tra famiglia e lavoro sia una competenza femminile, nonostante si parli di rivoluzione sessuale, di papà più presenti e via discorrendo.

Perciò, cercando di non cadere in trappola dopo poche righe, ci mordiamo la lingua, ma andiamo avanti, tanto per non cedere ad una sorta di vetero femminismo che sembra non andare più di moda.

Insomma si dà per scontato che le nuove generazioni di donne debbano lavorare di meno, occuparsi della famiglia e, se avanza, anche della cura dei nonni.
Si dà per scontato che noi, benché non tutte metalmeccaniche, dobbiamo usurarci per forza ( forse per via della maternità o della menopausa?) e quindi noi si debba andare in pensione prima degli uomini in Italia e prima di tutte le altre nostre colleghe europee.
Forse in Italia le donne sono fatte di pasta diversa rispetto alle donne europee?
Sì dà per scontato che se ammogliate abbiamo la pensione del marito, così da goderci insieme le nostre miserie, nel caso vedove, abbiamo la pensione di reversibilità del de cuius.
Il caso delle single al momento non è pervenuto, quindi in questa ultima circostanza chi è single ed è pure donna, bisogna dire che la miseria se l’è proprio andata a cercare, stando a come vanno le cose.

Ci accontentiamo di una sorta di constatazione amichevole tra automobilisti, di un “risarcimento danni” del tutto iniquo che, in cambio di un welfare che non funziona, ci consente oggi di andare in pensione prima e secondo concetti un po’ sessisti, oppure desideriamo che le cose cambino davvero?
Mantenere lo status quo significa ratificare che le donne debbano andare in pensione con una miseria e doversi godere quella miseria in solitudine o tirare avanti necessariamente in compagnia. Non innalzare ed equiparare l’età pensionabile significa costringere le nuove generazioni a doversi barcamenare tra impegni lavorativi e famiglia alla meno peggio conducendo una esistenza necessariamente difficile e dai ritmi sfiancanti in mancanza di un welfare che ci aiuti nei momenti di difficoltà e di servizi sociali, come asili nido, assistenza per gli anziani, che ci mettano nelle condizioni di vivere serenamente.


Aspettiamo i vostri commenti e vi diamo appuntamento su RADIO RADICALE, IL VENERDI' ALLE 15.00 E REPLICA ALLE 23.00.


Questa settimana faremo il punto della situazione con il Ministro Emma Bonino.